Julius Caesar

7cb1b3fdc6f6fe9ee84cb5261f2ddf8e.gifScritta intorno al 1599, questa tragedia si inquadra perfettamente nell’Inghilterra preoccupata dal mancato erede della nubile Elisabetta I e dalla possibile guerra civile che sarebbe scoppiata alla morte di questa…. dopo la morte di Cesare, infatti, seguì un terribile periodo di lotte intestine che quasi mise in ginocchio Roma… W. si documentò molto per la stesura di quest’opera ed in particolare si rifà alle “vite parallele” di Plutarco.

Al contrario delle altre tragedie e drammi storici, il cui titolo riprende il nome del protagonista, la vera colonna portante di quest’opera è Bruto, e il suo conflitto psicologico tra l’onore, il partiottismo e l’amicizia…
Sua l’ultima pugnalata a Cesare, suo patrigno… Bruto si divide tra l’amore per quell’uomo, e la lotta contro il rischio che Roma venisse trasformata in una monachia… eterna la frase “Tu quoque, Brute, fili mi!”… a cui W. aggiunge “Allora cadi, o Cesare!”… il dittatore non lotta più, vedendosi tradito anche da quel ragazzo in cui aveva riposto la sua fiducia…

Divisa in cinque atti, Cesare muore nel terzo, a conferma di come in realtà la sua figura e la sua morte siano solo un mezzo per mostrare il ben più elaborato carattere di Bruto.

Il dittatore ha un carattere forse e non teme la morte: è la conclusione necessaria, dice, verrà quando vorrà… E dunque nonostante le previsioni di un indovino e il sogno nefasto dell’adorata moglie, Cesare il giorno delle idi di marzo raggiunge il senato, dove si teneva una seduta… e qui si consuma il dramma: viene circondato dai congiurati e ucciso. Lotta con tutte le sue forse, ma cede davanti alla pugnalata del figlio…

Il giorno dei funerali di Cesare, il popolo romano chiede delle spiegazioni e si fa convincere da Bruto, che afferma di aver ucciso Cesare per il bene di Roma…

Il discorso di Marco Antonio, però, toccante e intenso, mostra al popolo romano l’atrocità dell’atto: chi è stato ucciso non è un tiranno, bensì un uomo che ama Roma e il proprio popolo, tanto da designarli eredi nel proprio testamento…

è la fine… o forse l’inizio…

I congiurati, perseguitati, sono costretti a fuggire e affronteranno Antonio e Ottaviano, l’erede di Cesare, nella pianura di Filippi.
Sconfitti, Bruto e Cassio si uccidono, per non cadere prigionieri…

Nell’ultimo atto, con la sua morte e le parole di Ottaviano, il carattere di Bruto viene sublimato… si uccide, gettandosi sulla spada, dopo che tutti i suoi fedeli compagni si rifiutano di farlo… e Ottaviano, entrato nella sua tenda, rende onore a quell’uomo che di tutti loro fu il Romano di gran lunga il più nobile… il futuro imperatore mostra infatti come, al contrario di tutti i cospiratori, che hanno agito perché invidiosi, il suo gesto e la sua partecipazione alla congiura sono stati mossi da sincera preoccupazione e premura del pubblico bene. -Nobile è stata tutta la sua vita – afferma- e in lui Natura sì armoniosamente aveva mescolato i suoi elementi, da ergersi e proclamare al mondo: “ Questo fu un uomo!”“ lo sapete. E voi siete testimoni, o dèi,
di quanto caramente egli l’amasse!
Questo di tutti i colpi
è stato certamente il più crudele:
perché il nobile Cesare
quando vide colui che lo vibrò,
l’ingratitudine, più che la forza
delle braccia degli altri traditori,
lo soverchiò del tutto, e il suo gran cuore
gli si spezzò di schianto;
e, coprendosi il volto col mantello,
ai piedi della statua di Pompeo,
che intanto s’era inondata di sangue,
il grande Cesare crollò e cadde.
Oh, qual caduta, miei compatrioti,
è stata quella! Tutti, in quell’istante,
siamo caduti, mentre su di noi
trionfava nel sangue il tradimento”

Julius Caesarultima modifica: 2008-05-20T13:30:00+02:00da writerleila
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