The Tragical History of Hamlet, Prince of Denmark – Amleto

Scritta probabilmente tra il 1600 e l’estate del 1602, è l’opera shakesperiana, insieme a Romeo&Giulietta più conosciuta e riprodotta. f40b7310f4ce1b78d909e0ac954bf2a2.jpg

Riportarne l’intera trama sarebbe complesso e forse inutile, ma ci provo; siamo in Danimarca, il re è morto e la moglie ne ha sposato il fratello. Veniamo a sapere che che il figlio di Fortebraccio sta riunendo un’armata ai confini della Norvegia, per riprendersi i territori che il padre ha perso in un duello con il defunto re. Inoltre Laerte, figlio del ciambellano Polonio, chiede al re di poter partire alla volta della Francia e questo, assicuratosi che il giovane abbia ricevuto il permesso del padre, glielo permette. Laerte, tornato a casa prima della partenza, nel dare l’addio alla sorella le raccomanda di non credere alle attenzioni che Amleto mostra verso di lei perché, anche se fossero vere, il suo ruolo di principe gli impedirebbe di sposarla. I due sovrani, poi, discutono con Amleto per i suoi costumi luttuosi a due mesi dalla morte del padre, ma questi non ha alcuna intenzione di svestire il lutto. Una volta rimasto solo, si avrà il primo grande monologo, poichè il principe  riflette sulla pochezza d’animo della madre che, solo un mese dopo la morte del marito, ha sposato suo fratello. 

 La vera storia inizia, però, con l’incontro di Amleto lo spettro del padre che gli svela com la moglie e il fratello s’amavano fin da prima della sua morte, e quest’ultimo, desideroso del suo trono, un pomeriggio, vedendolo addormentato in giardino, gli versò nell’orecchio un veleno mortale. Alla fine della tragica storia lo spettro chiede al giovane di vendicarlo, e questo accoglie senza indugiare la richiesta.

Il suo animo sempre più tetro, però, spinge i sovrani prima a chiamare Rosencrantz e Guildenstern, due amici dell’università, affinché indaghino sulla malinconia del principe, e poi a farlo incontrare con Ofelia, cui Polonio aveva impedito gli di incontrare il principe… Amleto, però, la respinge. I due amici allora parlano a lungo con Amleto, e oltre a svelare il motivo della loro venuta, con l’arrivo di una compagnia teatrale tentano di rallegrare l’amico.

Amleto, però, vede nella compagnia teatrale un modo per smascherare la madre e lo zio: insenando un dramma simile a quello accaduto, vuole osservare le reazioni del re. L’idea riesce al meglio: quando infatti c’è la scena dell’avvelenamento, il re esce incollerito dal teatro. Dopo ciò la madre, per placare la collera del re, chiama Amleto in camera sua per indurlo a spiegarsi con lo zio sui motivi della rappresentazione di quel dramma. La regina intanto a colloquio con il re e Polonio stabilisce insieme a questi che quest’ultimo si nasconda nella sua camera, cosicché possa riferire al re le parole di Amleto. Amleto, mentre sfoga la sua collera con la madre, scambia Polonio per il re e lo uccide al grido di “un topo, un topo”, ed alla fine porta senza alcun rimorso il corpo con sé per seppellirlo velocemente. Saputo di quest’atto, il re conviene che si deve affrettare la sua partenza per la Gran Bretagna. Ofelia intanto giunge al palazzo in uno stato di completa pazzia perché, essendo venuta a sapere da alcune voci che il padre Polonio è stato ucciso, è stata sopraffatta dal nuovo dolore, aggiuntosi alla delusione amorosa inflittale da Amleto.

Amleto parte, ma decide all’ultimo di non partire. Laerte invece torna, appresa la notizia della morte del padre, e dopo un colloquio con il re, come mezzo di vendetta, decide di sfidare Amleto a duello, ma di smussare la spada dell’avversario, e di intingere in un mortale veleno la propria; inoltre il re si offre di riempire la coppa del vincitore di un altrettanto letale veleno nel caso vinca Amleto.

Nel frattempo Ofelia, ormai pazza, si è suicidata gettandosi in un lago.  8a693072db2a5ff016c23365c4ff8ffb.jpgQuando Amleto vede il corteo funebre capisce tutto e non può fare a meno di accorrere sulla bara di Ofelia. Laerte, pieno di collera contro di lui, lo riempie d’insulti e lo sfida a duello. Il giorno seguente Amleto viene chiamato nella sala del re per la sfida che sarà al primo sangue. Amleto però prima del duello si riconcilia con Laerte per mezzo di sincere scuse e dimostrazioni di stima.

Inizia il duello, e mentre questo si svolge la Regina chiede da bere; fato vuole che beve dalla coppa di vino avvelenata, mentre i duellanti intanto si scambiano più volte le sciabole cosicché ognuno si ferisce con quella avvelenata. La prima a soccombere è la regina, allora Laerte, pentito di aver escogitato un così ignobile piano, rivela tutto ad Amleto e poi muore. La furia del principe si abbatte allora sul re che è costretto a bere dalla coppa con il veleno, e poco dopo muore. Amleto è in fin di vita quando Orazio gli annuncia che Fortebraccio è appena tornato vittorioso. Vorrebbe uccidersi anche lui, ma Amleto glielo impedisce, dicendogli che qualcuno deve vivere, per poter raccontare la loro storia.  Fortebraccio, giunto quindi al castello, sale sul trono in quanto quello con maggiori diritti a reclamarlo, e dispone grandi funerali per il defunto principe.

Tema portante dell’opera è dunque la vendetta, simulata dalla pazzia, ma vi sono molti sotto-temi come il veleno, poichè tutti i personaggi che perdono la vita in scena, muoiono a causa di un veleno; un altro tema rappresentato è quello della donna, che muore sempre fuori scena, come nella maggior parte dei drammi shakespeariani.

Non c’è nella storia della letteratura mondiale un personaggio così centrale, così ricco di sfumature, così complesso e sfuggente. Alla corte di Danimarca il dubbio e l’ambiguità prevalgono. C’è incertezza tra essere e apparire, pensiero e azione. Il giovane principe sembra determinato a compiere la sua vendetta ma continuamente procrastina l’azione; l’esitazione sembra essere la sua malattia.

Ci sono tre versioni di Amleto dai primi anni del 1600 in formato in-folio e in-quarto.

Risale al 1603 la prima versione, conosciuta come il ‘cattivo quarto’ : questa edizione presenta una narrazione simile a quella chee conosciamo, ma è molto più corta e il linguaggio spesso è molto diverso. Per esempio, nella versione più nota si legge “To be or not to be, that is the question“, nel ‘cattivo quarto’ è scritto “To be or not to be, aye there’s the point“.  Il ‘secondo quarto’, denominato Q2, fu pubblicato nel 1604, ed è il più lungo testo di Amleto che sia stato pubblicato in quel periodo. La terza edizione fu quella pubblicata nel primo in-folio delle opere complete di Shakespeare. Questo testo è più corto ma contiene anche scene non presenti nel Q2. Le edizioni moderne sono il compromesso tra il Q2 e il testo in-folio.

Semplicemente incommentabile, tanto è unica.

” Essere o non essere, questo è il problema. È forse più nobile soffrire, nell’intimo del proprio spirito, le pietre e i dardi scagliati dall’oltraggiosa fortuna, o imbracciar l’armi, invece, contro il mare delle afflizioni, e, combattendo contro di esse metter loro una fine? Morire, dormire. Nient’altro. E con quel sonno poter calmare i dolorosi battiti del cuore, e le mille offese naturali di cui è erede la carne! Quest’è una conclusione da desiderarsi devotamente. Morire, dormire. Dormire, forse sognare. È proprio qui l’ostacolo; perché in quel sonno di morte, tutti i sogni che possan sopraggiungere quando noi ci siamo liberati dal tumulto, dal viluppo di questa vita mortale, dovranno indurci a riflettere. È proprio questo scrupolo a dare alla sventura una vita così lunga! Perché, chi sarebbe capace di sopportare le frustate e le irrisioni del secolo, i torti dell’oppressore, gli oltraggi dei superbi, le sofferenze dell’amore non corrisposto, gli indugi della legge, l’insolenza dei potenti e lo scherno che il merito paziente riceve dagli indegni, se potesse egli stesso dare a se stesso la propria quietanza con un nudo pugnale? Chi s’adatterebbe a portar cariche, a gèmere e sudare sotto il peso d’una vita grama, se non fosse che la paura di qualcosa dopo la morte – quel territorio inesplorato dal cui confine non torna indietro nessun viaggiatore – confonde e rende perplessa la volontà, e ci persuade a sopportare i malanni che già soffriamo piuttosto che accorrere verso altri dei quali ancor non sappiamo nulla. A questo modo, tutti ci rende vili la coscienza, e l’incarnato naturale della risoluzione è reso malsano dalla pallida tinta del pensiero, e imprese di gran momento e conseguenza, devìano per questo scrupolo le loro correnti, e perdono il nome d’azione.”

The Tragical History of Hamlet, Prince of Denmark – Amletoultima modifica: 2008-05-22T00:04:35+02:00da writerleila
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